Chiedi una consulenza

Definito dall'articolo 32 del Decreto Legislativo n. 81 del 2008, il RSPP è la persona designata dal datore di lavoro per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali all'interno dell'azienda.

Approfondiamo il tema del' datore di lavoro che intende ricoprire il ruolo di RSPP affrontando i seguenti argomenti:

CHI NOMINA IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE ?

La figura del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) è centrale nella gestione della sicurezza sul lavoro. Il RSPP è una figura professionale che ha il compito di garantire un ambiente di lavoro sicuro, promuovere la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, e collaborare con il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali per implementare politiche e procedure atte a ridurre i rischi lavorativi.

La nomina del RSPP è un atto di grande responsabilità e importanza, poiché da essa dipende l'efficacia del sistema di prevenzione aziendale. Secondo l'articolo 17 del Decreto Legislativo 81/2008, è il datore di lavoro che ha l'obbligo di nominare il RSPP, non potendo delegare questo compito ad altri. Il datore di lavoro può decidere di assumere il ruolo di RSPP direttamente, a condizione che possieda i requisiti formativi e professionali previsti dalla normativa, oppure può designare un lavoratore interno o un professionista esterno qualificato.

QUALI SONO I COMPITI SPECIFICI DEL RSPP ?

I compiti specifici del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) sono fondamentali per garantire la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Il RSPP ha il compito di:

  1. Identificare i fattori di rischio presenti nell'ambiente lavorativo e valutarli accuratamente.
  2. Sviluppare e coordinare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), che analizza i rischi e propone misure preventive e protettive.
  3. Definire e proporre al datore di lavoro programmi di informazione e formazione per i lavoratori, per assicurare la loro consapevolezza sui rischi e sulle procedure di sicurezza.
  4. Collaborare con il Medico Competente per la valutazione dei rischi e l'eventuale sorveglianza sanitaria dei lavoratori.
  5. Partecipare alla riunione periodica sulla sicurezza, che deve essere convocata almeno una volta all'anno, per discutere e valutare gli aspetti legati alla prevenzione e protezione dai rischi.
  6. Gestire le emergenze e gli eventuali infortuni, assicurando che siano adottate tutte le misure necessarie per la sicurezza e il pronto intervento.
  7. Monitorare l'efficacia delle misure di prevenzione e protezione adottate e proporre miglioramenti.

Queste responsabilità richiedono che il RSPP possieda non solo una solida formazione e conoscenza delle normative di sicurezza, ma anche la capacità di lavorare in stretta collaborazione con il datore di lavoro e le altre figure aziendali coinvolte nella gestione della sicurezza sul lavoro.

QUALI SONO LE RESPONSABILITA' DELL' RSPP ?

Le responsabilità del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) sono molteplici e di fondamentale importanza per la sicurezza sul lavoro. Il ruolo dell'RSPP è quello di agire come punto di riferimento principale per tutte le questioni relative alla prevenzione dei rischi e alla protezione dei lavoratori. Ecco un elenco dettagliato delle sue responsabilità:

  1. Valutazione dei Rischi: L'RSPP deve identificare e valutare i rischi presenti nell'ambiente di lavoro, contribuendo alla redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
  2. Pianificazione della Prevenzione: Deve pianificare le misure preventive e protettive, nonché i sistemi di controllo dei rischi, in collaborazione con il datore di lavoro e il medico competente.
  3. Formazione e Informazione: È responsabile dell'organizzazione di programmi di formazione e informazione per i lavoratori, al fine di promuovere la consapevolezza sui rischi e sulle corrette procedure di sicurezza.
  4. Monitoraggio e Controllo: Deve monitorare costantemente l'efficacia delle misure di prevenzione adottate e proporre eventuali miglioramenti.
  5. Gestione delle Emergenze: L'RSPP deve gestire le emergenze, assicurando che siano adottate tutte le misure necessarie per la sicurezza e il pronto intervento.
  6. Aggiornamento Professionale: È tenuto a mantenersi costantemente aggiornato sulle normative nazionali e comunitarie in materia di sicurezza sul lavoro.
  7. Responsabilità Civile e Penale: In caso di inadempienze o violazioni delle norme di sicurezza, l'RSPP può incorrere in responsabilità civili e penali.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE SE L'RSPP NON ADEMPIE AI SUOI DOVERI ?

Le conseguenze dell'inadempimento dei doveri da parte del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) possono essere significative e hanno ripercussioni sia a livello aziendale che personale. In caso di mancato rispetto delle responsabilità assegnate, l'RSPP può incorrere in sanzioni disciplinari, amministrative, civili e penali.

A livello disciplinare, l'RSPP può essere soggetto a sanzioni interne all'azienda, che possono variare a seconda del regolamento aziendale e della gravità dell'inadempimento.

Dal punto di vista amministrativo, il mancato adempimento dei compiti di RSPP può portare a sanzioni pecuniarie imposte dall'ente preposto al controllo della sicurezza sul lavoro. Queste sanzioni sono previste dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008) e possono essere piuttosto onerose.

Sul fronte civile, l'RSPP potrebbe essere ritenuto responsabile per danni derivanti da infortuni o malattie professionali causati da una carente gestione della sicurezza. In questo caso, potrebbe essere richiesto il risarcimento dei danni subiti dai lavoratori o da terzi.

Infine, le conseguenze penali sono le più gravi e possono verificarsi quando l'inadempimento dell'RSPP è tale da configurare un reato. Ad esempio, in caso di infortuni gravi o mortali, se viene dimostrata la negligenza o l'imprudenza dell'RSPP nel non aver adottato le misure di sicurezza necessarie, può essere avviato un procedimento penale che può portare a condanne con pene detentive.

È importante sottolineare che l'RSPP agisce in collaborazione con il datore di lavoro, il quale ha l'ultima responsabilità legale in materia di sicurezza sul lavoro. Tuttavia, ciò non esime l'RSPP dalle proprie responsabilità e dall'obbligo di esercitare le proprie funzioni con la massima diligenza e competenza.

QUALI CORSI DEVE FARE IL DATORE DI LAVORO CHE INTENDE RICOPRIRE IL RUOLO DI RSPP ?

Per diventare un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) in qualità di datore di lavoro, è necessario seguire un percorso formativo specifico che varia in base al livello di rischio dell'azienda. Questo percorso è definito dall'Accordo Stato Regioni del 21 dicembre 2011 e prevede corsi di formazione iniziale e di aggiornamento periodico.

I corsi di formazione iniziale per i datori di lavoro che intendono ricoprire il ruolo di RSPP devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e alle attività lavorative svolte. La durata di questi corsi varia in base al livello di rischio:

Dopo aver completato il corso di formazione iniziale, il datore di lavoro deve sottoporsi a corsi di aggiornamento ogni cinque anni. La durata dei corsi di aggiornamento dipende anch'essa dal livello di rischio dell'azienda:

È importante sottolineare che questi corsi possono essere svolti parzialmente anche in modalità e-learning o videoconferenza, offrendo flessibilità ai datori di lavoro nel completare la loro formazione.

Per verificare il livello di rischio dell'azienda, è necessario consultare il Codice ATECO relativo all'attività svolta. Questo passaggio è cruciale per determinare il percorso formativo appropriato e assicurare che il datore di lavoro sia adeguatamente preparato per svolgere i compiti di RSPP.

QUALI SONO I REQUISITI DEL DATORE DI LAVORO CHE INTENDE RICOPRIRE IL RUOLO DI RSPP ?

In Italia, il Decreto Legislativo 81/2008 stabilisce che il datore di lavoro può assumere direttamente questo ruolo sotto specifiche condizioni. Questa possibilità è prevista per facilitare le piccole e medie imprese, dove il datore di lavoro è spesso a stretto contatto con i dipendenti e l'ambiente lavorativo.

Per ricoprire il ruolo di RSPP, il datore di lavoro deve soddisfare alcuni requisiti:

  1. Dimensione dell'Azienda: Il datore di lavoro può assumere il ruolo di RSPP se l'azienda rientra in determinate categorie dimensionali. Ad esempio, aziende artigiane o industriali con meno di 30 lavoratori, aziende agricole o zootecniche fino a 10 addetti, aziende ittiche con un limite di 20 addetti, e altri settori che occupano un massimo di 200 addetti.
  2. Formazione: È necessario che il datore di lavoro abbia frequentato e superato un corso di formazione iniziale. La durata del corso varia in base al livello di rischio dell'azienda: 16 ore aziende a rischio basso, 32 ore rischio medio e 48 ore rischio alto.
  3. Aggiornamento: Dopo il corso iniziale, il datore di lavoro deve partecipare a un aggiornamento periodico ogni cinque anni per mantenere e aggiornare le proprie competenze in materia di sicurezza sul lavoro.
  4. Titolo di Studio: È richiesto un diploma di scuola secondaria superiore come titolo di studio minimo.
  5. Esperienza e Competenze: Il datore di lavoro deve dimostrare di avere una conoscenza approfondita delle problematiche relative alla sicurezza sul luogo di lavoro e una certa esperienza gestionale e organizzativa.

La decisione di assumere il ruolo di RSPP non deve essere presa alla leggera. È una scelta che implica una responsabilità significativa, poiché il datore di lavoro diventa il punto di riferimento per la prevenzione dei rischi e la sicurezza dei lavoratori. È fondamentale che il datore di lavoro valuti attentamente la propria disponibilità temporale e le proprie competenze prima di decidere di ricoprire questo ruolo.

In conclusione, il datore di lavoro che intende essere RSPP deve essere consapevole delle responsabilità che tale ruolo comporta e deve essere preparato a investire tempo e risorse nella propria formazione e aggiornamento continuo. La sicurezza sul lavoro è un aspetto fondamentale che contribuisce al benessere dei lavoratori e all'efficienza dell'azienda. Per questo motivo, la formazione e l'aggiornamento costante sono essenziali per assicurare che il datore di lavoro possa svolgere efficacemente il ruolo di RSPP.

A cura di Roberto Mercandelli

La valutazione del "RISCHIO RUMORE" è un processo fondamentale per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
Il rumore, spesso sottovalutato, può avere effetti nocivi non solo sull'udito, ma anche su altri aspetti della salute fisica e mentale.

Sommario:

VALUTAZIONE DEL RISCHIO RUMORE: NORMATIVA DI RIFERIMENTO
La normativa di riferimento per la valutazione del rischio rumore in Italia è il Decreto Legislativo 81/2008, nel titolo VIII - Agenti Fisici. Questo decreto stabilisce disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, compresa la gestione del rischio da rumore.
Un’altra normativa importante è il Decreto Legislativo 195/2006, che attua la direttiva 2003/10/CE relativa all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (rumore).
Inoltre, ci sono delle norme tecniche di riferimento per la valutazione del rischio rumore, come le norme UNI 9432:2011 e UNI EN ISO 96123.
Ricorda che la valutazione del rischio acustico è obbligatoria per tutte le aziende che impiegano almeno un lavoratore esposto al rischio di rumore. Anche se il rischio di rumore è trascurabile o assente nelle attività, il datore di lavoro deve comunque condurre una valutazione e farne menzione esplicita nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).


QUALI SONO I LIMITI DI ESPOSIZIONE AL RISCHIO RUMORE E I VALORI DI AZIONE?
I limiti di esposizione al rumore nei luoghi di lavoro in Italia sono definiti dall’articolo 189 del Decreto Legislativo 81/2008. Questo articolo stabilisce i valori limite di esposizione, che sono i livelli massimi che non possono essere superati, e i valori superiori ed inferiori che, se superati, richiedono l’applicazione di specifiche misure di sicurezza.

Definizioni (D.Lgs. 81/08, art. 188)

Ai fini del presente titolo si intende per:


Valori limite di esposizione e valori di azione (D.Lgs. 81/08, art. 189):
I valori limite di esposizione e i valori di azione, in relazione al livello di esposizione giornaliera al rumore e alla pressione acustica di picco, sono fissati a:
a) valori limite di esposizione rispettivamente LEX,8h = 87 dB(A) e ppeak = 200 Pa (140 dB(C) riferito a 20 µPa);
b) valori superiori di azione: rispettivamente LEX,8h = 85 dB(A) e ppeak = 140 Pa (137 dB(C) riferito a 20 µPa);
c) valori inferiori di azione: rispettivamente LEX,8h = 80 dB(A) e ppeak = 112 Pa (135 dB(C) riferito a 20 µPa).


Quali sono le tipologie di rumore?
Rumore costante (Co): rumore che fornisce una indicazione di LAS con variabilità massima di 3 dB(A) allo strumento di misurazione con filtro di ponderazione A e costante di tempo “slow”.
Rumore fluttuante (F): rumore avente durata maggiore di 1 s e con variabilità di LAS maggiore di 3 dB(A) allo strumento di misurazione con filtro di ponderazione A e costante di tempo “slow”.
Rumore impulsivo (I): rumore avente durata minore di 1 s ed eventualmente ripetuto ad intervalli maggiori del secondo. Rumore ciclico (Ci): rumore che si ripete ad intervalli di tempo uguali (cicli) ed avente le stesse caratteristiche di emissione per ogni ciclo.


QUALI SONO LE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE AL RISCHIO RUMORE?
Sulla base dei risultati emersi dalla valutazione del rischio rumore, il datore di lavoro elimina o riduce i rischi alla fonte. Ecco alcune misure specifiche di sicurezza per il rumore nei luoghi di lavoro come definito dal Decreto Legislativo 81/2008:
Valutazione del rischio: Questa deve essere effettuata e aggiornata periodicamente per identificare i livelli di esposizione al rumore e determinare le misure di prevenzione e protezione necessarie.
Formazione e informazione dei lavoratori: I lavoratori devono essere adeguatamente informati sui rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione al rumore, sulle misure di prevenzione e protezione adottate, e su come utilizzare correttamente i dispositivi di protezione individuale.
Misure di protezione: Se i livelli di rumore superano i valori limite di esposizione, devono essere adottate misure di protezione. Queste possono includere l’uso di dispositivi di protezione individuale, l’isolamento acustico delle macchine o degli ambienti di lavoro, o la limitazione del tempo di esposizione al rumore.
Sorveglianza sanitaria: con il superamento dei valori di azione il D.Lgs 81/08 prevede che il datore di lavoro sottoponga i lavoratori alla visita medica di norma annuale.
Riduzione dei livelli di rumore mediante una migliore organizzazione del lavoro riducendo l’esposizione dei lavoratori al rischio rumore.


COME SCELGO I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE PER IL RUMORE?
La scelta dei dispositivi di protezione individuale (DPI) per il rumore deve essere fatta con attenzione, tenendo conto di vari fattori.

COME SI VALUTA IL RISCHIO RUMORE?

La valutazione del rischio rumore è un processo che coinvolge diversi passaggi:


OGNI QUANTO VA AGGIORNATA LA VALUTAZIONE DEL RUMORE?

La valutazione del rischio rumore deve essere programmata ed effettuata con una cadenza almeno quadriennale, cioè ogni quattro anni. Questo è stabilito dall’articolo 181 comma 2 del Decreto Legislativo 81/2008.


Ricorda che è importante mantenere aggiornata la valutazione del rischio rumore per garantire un ambiente di lavoro sicuro e salutare.


A cura di Roberto Mercandelli

Il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) è un elemento fondamentale per garantire la sicurezza sul lavoro all’interno di un’azienda.

Vediamo di approfondire:

Cos’è il DVR AZIENDALE (Documento di Valutazione dei Rischi)? 

Il DVR è un documento OBBLIGATORIO aziendale che contiene l’analisi e la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza generati dalle attività lavorative svolte nell’azienda. Questi rischi coinvolgono principalmente i lavoratori, ma potrebbero anche riguardare fornitori, visitatori e clienti dell’azienda.

Quando è obbligatorio il DVR? 

Il DVR è obbligatorio in tutte le aziende in cui è presente almeno un lavoratore o socio lavoratore. Il Datore di Lavoro è il garante della sicurezza dei propri dipendenti e, attraverso il DVR, individua le misure di sicurezza da adottare nell’azienda. La mancata valutazione dei rischi è gravemente sanzionata e può portare alla sospensione dell’attività imprenditoriale

Chi redige il DVR? 

Il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) è redatto dal datore di lavoro. Questo compito è indelegabile, il che significa che il datore di lavoro stesso deve occuparsi della valutazione dei rischi e della stesura del DVR. Tuttavia, se lo desidera, può avvalersi dell’assistenza di professionisti della prevenzione e della protezione, come il Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP) e il Medico Competente, per una consulenza mirata. In ogni caso, la responsabilità finale del DVR ricade sul datore di lavoro, che deve garantire la sicurezza dei propri dipendenti attraverso la valutazione accurata dei rischi e l’implementazione delle misure di prevenzione e protezione necessarie.

Cosa contiene il DVR? Criteri e Metodologie

Nel DVR vengono analizzati e valutati i rischi specifici legati alle attività lavorative. Si individuano le misure di prevenzione e protezione più adeguate per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Un DVR completo deve includere:

Aggiornamento del DVR:

Quali sono le conseguenze della mancata redazione del DVR:

La mancata redazione del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) può comportare gravi conseguenze sia per l’azienda che per il datore di lavoro. Ecco alcune delle possibili conseguenze:

  1. Sanzioni Amministrative:
    • Le autorità competenti possono infliggere sanzioni amministrative all’azienda per la mancata redazione o l’inadeguatezza del DVR.
    • Queste sanzioni possono variare a seconda delle leggi e dei regolamenti locali, ma possono includere multe significative.
  2. Sospensione dell’Attività Aziendale:
    • In alcuni casi gravi, la mancata redazione del DVR può portare alla sospensione dell’attività aziendale.
    • Questo significa che l’azienda non può operare legalmente fino a quando non viene risolto il problema del DVR.
  3. Responsabilità Penale:
    • Se un incidente o un infortunio sul lavoro si verifica a causa di rischi non valutati o misure di prevenzione insufficienti, il datore di lavoro potrebbe essere ritenuto penalmente responsabile.
    • Questo potrebbe comportare procedimenti giudiziari e conseguenze personali per il datore di lavoro.
  4. Impatto sulla Reputazione:
    • La mancata attenzione alla sicurezza sul lavoro può danneggiare la reputazione dell’azienda.
    • I clienti, i fornitori e i dipendenti potrebbero perdere fiducia nell’azienda se questa non dimostra un impegno serio per la sicurezza.
  5. Rischio per la Salute dei Lavoratori:
    • Senza un DVR adeguato, i lavoratori sono esposti a rischi maggiori.
    • Infortuni, malattie professionali o danni alla salute possono derivare da questa mancanza di attenzione

In sintesi, il DVR aziendale è uno strumento fondamentale e come previsto nel D.Lgs 81/08, obbligatorio per garantire la sicurezza sul lavoro e la conformità legale. La sua redazione accurata e l’aggiornamento regolare sono essenziali per proteggere i lavoratori e l’azienda stessa. Se hai altre domande o hai bisogno di ulteriori dettagli, saremo felici di aiutarti!

A cura di Roberto Mercandelli

Il D.M. 2/9/21 è l’ultima normativa per gli addetti antincendio in azienda. Entrata in vigore al posto del D.M. 10/3/98, è la normativa alla quale fare riferimento per formare gli addetti antincendio e i docenti che svolgono corsi di formazione per questi ultimi.
La gestione della sicurezza antincendio è una parte fondamentale per la sicurezza e la protezione del lavoratore; il nuovo decreto 2/9/21 fornisce importanti indicazioni riguardo:

Mettiamo luce su due dei contenuti principali della normativa di riferimento per gli Addetti Antincendio in azienda, ovvero la stesura del Piano di Emergenza e le normative in materia di formazione del personale.

Il Piano di Emergenza
L’allegato 2 del D.M. 2/9/21 delinea i contenuti del Piano di Emergenza, il quale dovrà essere aggiornato in occasione di modifiche che alterino le misure di prevenzione e protezione e dovrà contenere:

La Formazione del Personale

Nel D.M. 2/9/21 viene definito che tutti coloro che svolgono incarichi inerenti attività di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, debbano ricevere adeguata formazione antincendio e svolgere aggiornamenti periodici.
Le novità introdotte sono l’obbligo di aggiornamento con cadenza quinquennale e lo svolgimento della prova pratica di estinzione del principio d'incendio prevista anche nei corsi di formazione antincendio rischio basso.

Il documento Indicazioni Applicative del Decreto del Ministero dell’Interno del 2/9/21 specifica che durante lo svolgimento dei corsi di formazione ed aggiornamento degli addetti antincendio, le prove pratiche avranno lo scopo, oltre che formare gli aspiranti formatori, garantire anche che raggiungano il livello di piena consapevolezza nell’utilizzo dei presidi antincendio.

Per tutte le prove pratiche potranno essere previste prove di spegnimento su appositi focolari, privilegiando per lo spegnimento l’uso di estintori ad acqua e tutti i partecipanti dovranno indossare casco, protezione degli occhi, guanti da lavoro e calzature chiuse con buona aderenza al suolo.

Se desideri ricevere maggiori informazioni sulla normativa di riferimento per gli addetti Antincendio in azienda contattaci al 039-5160513 o scrivici alla email: tecnico@centromedicobrianteo.com

Il "DUVRI": a cosa serve ? Facciamo chiarezza !

Il DUVRI, acronimo che sta per “Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti”, è un documento fondamentale per la gestione della sicurezza durante le attività in appalto.

IL DUVRI NON E' IL DVR !

1. Cosa è il DUVRI?

A differenze del DVR, il DUVRI è un documento che analizza e descrive la corretta gestione della sicurezza durante le attività in appalto. Secondo il D.Lgs. 81/08 (noto come “Testo Unico Sicurezza sul Lavoro”), il DUVRI è l’Unico Documento di Valutazione dei Rischi che indica le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi da interferenze.

2. Chi lo deve stilare?

Il DUVRI deve essere redatto dal Datore di Lavoro Committente, ai sensi dell’art. 26 comma 3 del D. Lgs. 81/08. Sebbene non sia esplicitamente indicato nel D. Lgs. 81/08, il Datore di Lavoro si farà assistere nella stesura dal RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) e dal Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP).

3. Se il Committente non coincide con il Datore di Lavoro dell’azienda, chi redige il DUVRI?

In questi casi, il Committente redige un DUVRI preliminare ai sensi dell’art. 26, comma 3-ter del D. Lgs. 81/08. Questo documento contiene una valutazione ricognitiva dei rischi standard relativi alla tipologia della prestazione che potrebbero derivare dall’esecuzione del contratto. Successivamente, il soggetto presso il quale deve essere eseguito il contratto (ossia chi ha la giuridica disponibilità dei luoghi in cui si svolgono i lavori) integra il DUVRI preliminare riferendolo ai rischi specifici da interferenza presenti nei luoghi in cui verrà espletato l’appalto, creando così il DUVRI definitivo. Quest’ultimo DUVRI, sottoscritto per accettazione dall’esecutore, integra gli atti contrattuali dell’appalto.

4. Il "DUVRI": a cosa serve ?

Il DUVRI deve essere redatto in caso di appalti svolti all’interno di un’azienda o di una singola unità produttiva, sempre che il committente abbia la disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo. In particolare, il DUVRI ha le seguenti finalità:

Il Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti (DUVRI) è di fondamentale importanza per la gestione della sicurezza durante le attività in appalto. Se il DUVRI non viene redatto o non è presente, ci sono diverse conseguenze:

  1. Sanzioni Amministrative:
    • Mancata Elaborazione del DUVRI: L’assenza del DUVRI può comportare un arresto da 2 a 4 mesi o un’ammenda da €1.842,76 a €7.371,03.
    • Mancata Verifica dell’Idoneità Tecnico-Professionale: Se non si verifica l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi, è previsto un arresto da 2 a 4 mesi o un’ammenda da €1.228,50 a €5.896,84.
  2. Responsabilità Civile:
    • Se un lavoratore subisce un infortunio sul lavoro o sviluppa una malattia professionale a causa del mancato rispetto dell’obbligo di sicurezza da parte del datore di lavoro, può richiedere direttamente all’azienda il risarcimento del danno subito.

In sintesi, il DUVRI è essenziale per prevenire rischi e garantire la sicurezza dei lavoratori. La sua mancata redazione può comportare conseguenze legali e finanziarie per il datore di lavoro.

La corretta applicazione del DUVRI può essere verificata attraverso i seguenti passaggi:

  1. Verifica della Presenza del DUVRI:
    • Innanzitutto, assicurati che il Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti (DUVRI) sia stato redatto correttamente e sia disponibile per consultazione. Il DUVRI dovrebbe essere a disposizione presso il luogo di lavoro o l’area in cui si svolgono le attività in appalto.
  2. Confronto con le Attività in Appalto:
    • Verifica se le attività in appalto o le prestazioni di lavoro autonomo stanno avvenendo come descritto nel DUVRI. Controlla se le misure di prevenzione e protezione dai rischi sono state implementate correttamente.
  3. Coinvolgimento dei Lavoratori:
    • Parla con i lavoratori coinvolti nell’appalto o nella prestazione di lavoro autonomo. Chiedi loro se sono a conoscenza del DUVRI e se le misure di sicurezza indicate sono state applicate.
  4. Monitoraggio delle Interferenze:
    • Osserva attentamente le attività in corso. Verifica se ci sono situazioni di interferenza tra le diverse imprese o lavoratori autonomi presenti nello stesso ambiente. Ad esempio, verifica se ci sono rischi dovuti a sovrapposizioni di lavori o a possibili collisioni tra attrezzature.
  5. Collaborazione tra Committente e Appaltatore:
    • Assicurati che il Datore di Lavoro Committente e l’Esecutore dell’Appalto stiano collaborando attivamente per garantire la sicurezza. Il DUVRI dovrebbe essere un punto di riferimento comune per entrambe le parti.
  6. Verifica delle Registrazioni:
    • Controlla se sono disponibili registrazioni o documenti che dimostrino l’applicazione delle misure di sicurezza previste dal DUVRI. Questi potrebbero includere rapporti di ispezione, registri di formazione, segnalazioni di incidenti, ecc.
  7. Audit Interno o Esterno:
    • Se necessario, considera la possibilità di condurre un audit interno o esterno per verificare la conformità al DUVRI. Gli audit possono essere eseguiti da esperti interni o da enti esterni specializzati in sicurezza sul lavoro.

Ricorda che il DUVRI è uno strumento fondamentale per prevenire rischi e garantire la sicurezza dei lavoratori. La sua corretta applicazione è essenziale per evitare sanzioni e per proteggere la salute e l’incolumità di tutti coloro che partecipano alle attività in appalto.

A cura di Roberto Mercandelli

In data 26 febbraio 2024 il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge relativo a disposizioni urgenti finalizzate a garantire l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Lo schema di Decreto Legge introduce, tra le altre, nuove disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro che andiamo di seguito ad approfondire:

IL CONTRASTO DEL LAVORO IRREGOLARE

Il decreto legge prevede misure in materia di prevenzione e contrasto del lavoro irregolare mediante:

LA PATENTE A PUNTI PER LA SICUREZZA NEI CANTIERI

Dal 1° ottobre 2024 è prevista l’introduzione di un nuovo sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti, la cosiddetta patente a punti o patente a crediti, obbligatoria per i soggetti che intendono operare nell’ambito di cantieri edili. Lo scopo di questa previsione è rafforzare l’attività di contrasto al lavoro sommerso e di vigilanza in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Per ottenere la patente il responsabile legale dell’impresa o il lavoratore autonomo devono possedere:

La patente viene rilasciata in formato digitale dalla sede dell’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) territorialmente competente con 30 crediti iniziali.

Le imprese e i lavoratori autonomi in possesso della patente potranno operare nei cantieri temporanei o mobili sempre che nella stessa ci sia un punteggio non inferiore a 15 crediti.

QUANTI PUNTI VERRANNO DECURTATI A SEGUITO DI EVENTUALI INADEMPIMENTI?

La decurtazione dei punti può avvenire nei seguenti casi:

1) morte: 20 crediti
2) inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale: 15 crediti
3) inabilità temporanea assoluta che importi l’astensione dal lavoro per più di 40 giorni: 10 crediti

Nei casi infortuni da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, l’INL può sospendere, in via cautelativa, la patente fino a un massimo di 12 mesi.

COME RECUPERARE I PUNTI PERSI?

Il recupero dei punti decurtati può avvenire dopo che il soggetto nei confronti del quale è stato emanato uno dei precedenti provvedimenti avrà frequentato i corsi di cui all’articolo 37, comma 7 del D.Lgs. 81/08. Ciascun corso consente di riacquistare 5 crediti e fino a un massimo di 15.

Trascorsi 2 anni dalla notifica del provvedimento che ha decurtato i punti e a fronte dell’attestato di frequenza di uno dei corsi, la patente è incrementata di 1 credito per ciascun anno successivo al secondo, sino ad un massimo di 10 crediti, qualora l’impresa o il lavoratore autonomo non sia stato destinatario di ulteriori accertamenti di violazioni che hanno determinato la decurtazione di punti. Il punteggio è inoltre incrementato di 5 crediti in relazione alle imprese che adottano i modelli di organizzazione e di gestione di cui all’articolo 30 del D.Lgs. 81/08.

Non sono tenute al possesso della patente a crediti le imprese in possesso dell’attestato di qualificazione SOA di cui all’articolo 100, comma 4, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36.

LA VERIFICA DELL’IMPRESA DA PARTE DEL COMMITTENTE O DEL RESPONSABILE DEI LAVORI

Il decreto legge modifica anche l’art. 90 “Obblighi del committente o del responsabile dei lavori” comma 9 del D.Lgs. 81/08.

Viene quindi introdotto l’obbligo per il committente o il responsabile dei lavori di verificare anche il possesso della patente a punti da parte dell’impresa o del lavoratore autonomo cui sono stati affidati i lavori, anche nei casi di subappalto.

Nel caso in cui l’impresa sia in possesso della qualificazione SOA, per il committente o il responsabile dei lavori dovrà accertarsi del possesso dell’attestato SOA che, come visto in precedenza, esonera l’impresa dall’avere la patente a punti.

Tra i documenti da trasmettere all’amministrazione concedente, il committente o il responsabile dei lavori devono quindi comprendere anche la dichiarazione di aver verificato che l’impresa o il lavoratore autonomo sia in possesso della patente a punti o dell’attestato di qualificazione SOA.

In caso di violazione della verifica del possesso della patente a punti dell’impresa o del lavoratore autonomo o in caso di mancata trasmissione della dichiarazione all’amministrazione concedente di aver proceduto alla verifica, per il committente o il responsabile dei lavori è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 711,92 a 2.562,91 euro.

A cura di Roberto Mercandelli

Il datore di lavoro ha il compito di effettuare la valutazione del rischio per la salute dei lavoratori dovuta ad agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente lavorativo.

Per valutare l'entità del rischio da esposizione, nel processo di valutazione è necessario:

La valutazione del Rischio Biologico presenta tuttavia aspetti di incertezza notevoli, legati principalmente alla grande varietà di agenti da valutare, molti dei quali caratterizzati da complesse interazioni specifiche ed ambientali che possono favorirne o limitarne la proliferazione, e alla diversa risposta di ciascun individuo all'esposizione.

La valutazione del rischio deve tenere conto di tutti i lavoratori anche quelli temporaneamente o stabilmente più sensibili, ad esempio soggetti autoimmuni o le donne in gravidanza. 

Delle specifiche utili in fase di analisi sono:

Tali informazioni, però, non sempre sono disponibili; la stima dell'esposizione, per esempio, valutabile attraverso la misura della contaminazione ambientale, presenta notevoli aspetti di incertezza: mancano metodiche di monitoraggio standardizzate, i dati sono spesso dispersi e non esistono valori limite di esposizione affidabili e definiti.

Inoltre, per la maggior parte degli agenti biologici non sono note le relazioni dose - effetto e dunque non si possono "definire" dosi utilizzabili come valori limite di esposizione. 

In realtà però, è che non esiste una soglia di infettività, cioè è sufficiente anche un solo microrganismo a provocare l'infezione (Dose Minima Infettante, DI0 = 1) e, quando questa condizione è abbinata ad una elevata patogenicità, trasmissibilità e limitata neutralizzabilità, l'unico intervento efficace per la prevenzione del rischio risulta l'eliminazione dell'esposizione.

Al termine del processo di valutazione del rischio il datore di lavoro è tenuto a predisporre gli interventi necessari alla riduzione, o eliminazione laddove possibile, dell'esposizione agli agenti biologici pericolosi e ad adottare le misure di prevenzione e protezione più idonee, commisurate all'entità del rischio.

28 Aprile - Giornata Mondiale della Salute e Sicurezza sul Lavoro.

 

Il 28 Aprile si celebra la Giornata Mondiale della Salute e della Sicurezza sul Lavoro, istituita nel 2003 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), al fine di sensibilizzare le persone, promuovendo la prevenzione legati ad incidenti mortali ed infortuni nei luoghi di lavoro.

Nonostante vi siano stati degli adeguamenti delle normative negli ultimi anni, la situazione attuale nel mondo e più in particolare in Italia è pressoché disastrosa.

La creazione di una “cultura” in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro è senz’altro uno strumento che può contribuire a prevenire e ridurre gli incidenti e malattie professionali che causano 6000 morti al giorno in tutto il mondo, 3 in Italia.

Come detto in precedenza, la regolamentazione delle norme e alcuni cambiamenti apportati negli anni, non sono sufficienti, in quanto la salvaguardia dei lavoratori è qualcosa che deve “partire” da ancor più lontano, in primis dalla gestione dello stress, del riposo e quindi dalla benessere mentale ancor prima che fisico.

Inoltre le misure di sicurezza e la formazione non devono essere degli strumenti da fornire soltanto al fine di adempiere alle normative vigenti o di evitare sanzioni salate ma degli alleati per rendere sicuri i luoghi di lavoro.

Come sempre, la fortuna non è un dispositivo di sicurezza e la Giornata Internazionale della Salute e Sicurezza sul Lavoro contribuisce a ricordarlo, ancora una volta.

Non restare a guardare e fai la differenza affidandoti ai professionisti di Centro Medico Brianteo che permetteranno alla tua impresa e ai tuoi lavoratori di formarsi in modo corretto ed efficace, al fine di poter affrontare situazioni di emergenza!

[a cura di Simone Pironti ]

Una tematica che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede è quella della salvaguardia del nostro pianeta e della lotta al surriscaldamento globale.

Le aziende, possono svolgere una parte fondamentale in questo ambito, regolarizzando le emissioni e adempiendo alle normative di Legge.

Si parla di Emissioni in Atmosfera infatti quando ci riferiamo a qualsiasi tipo di sostanza solida, liquida oppure gassosa introdotta nell’atmosfera che potrebbe inquinare, in quanto al fine di salvaguardare il pianeta ma anche la salute stesse delle persone, è doveroso rispettare norme e regole che garantiscono rigore.

Lo strumento che ci permette di regolamentare le emissioni è il Testo Unico sull’Ambiente (TUA), D.Lgs. 152/2006, norma quadro per la prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera.

Il Testo definisce e stabilisce sostanzialmente:

Parlando proprio di limitazioni, è bene ricordare che essi vanno rispettati e rilevati per quanto riguarda i fattori di emissione, concentrazione, percentuale o i flussi di massa delle sostanze inquinanti.

In registri appositamente predisposti, secondo la normativa dovranno essere registrate le emissioni e i dati connessi.

In materia di permessi, l’autorizzazione per emissioni in atmosfera, stabilisce la data entro cui devono essere trasmessi i dati relativi alle misurazioni effettuate in un certo periodo.

Chiaramente vi sono delle differenze in base alla tipologia di attività, di materie prime trattate e  dalla quantità utilizzata di queste ultime, nonostante ciò comporti che alcune imprese potrebbero “ricadere” in più di una categoria, in tal caso, il D.Lgs 152/06, regolamenta ed indica le diverse necessità autorizzative.

Per riassumere, in conformità con il Decreto Legislativo 152 del 2006, Centro Medico Brianteo effettua la valutazione delle emissioni in atmosfera per aziende che, come sancito da tale decreto, svolgono attività che producono emissioni in atmosfera, ovvero che prevedano la diffusione di aria verso l’esterno.

Esse devono quindi:

Essere affiancati da personale esperto in materia, sempre aggiornato con le novità introdotte dalle normative vigenti, alleggerirà le aziende da tale carico ulteriore di lavoro grazie ai nostri professionisti che saranno a disposizione per risolvere qualsiasi problematica ed effettuare periodiche misurazioni al fine di adempiere agli obblighi imposti dalla legge.

[ a cura di Simone Pironti ]  

Il Medico del Lavoro, come definito dall’Art. 2, Lettera M del D.Lgs 81/08, ha il compito di eseguire un sopralluogo dell’ambiente di lavoro al fine di valutare i rischi presenti.

E’ doveroso indicare che la periodicità dei sopralluoghi viene indicato dallo stesso medico nel momento in cui viene redatto il DVR, ragion per cui in determinati casi la cadenza potrebbe non essere annuale ma semestrale o ancor più frequente.

Ciò comporta anche una possibile variazione delle periodicità iniziale, a seguito di eventuali cambiamenti dell’attività.

Quando viene redatto il Protocollo Sanitario, il Medico del Lavoro durante il sopralluogo avrà il compito di:

Al termine di ogni sopralluogo, al Datore di Lavoro verrà consegnato un verbale da parte del medico, nel quale verranno indicate le eventuali modifiche da apportare o conferme del Piano Sanitario.

Nelle imprese in cui è prevista la Riunione Periodica, il Medico Competente ha il compito di esporre gli elementi emersi dal sopralluogo, soffermandosi in particolare su:

- Relazione dei sopralluoghi effettuati;

- Relazione sanitaria;

- Analisi degli infortuni e delle malattie professionali;

- Giudizio sull’efficacia dell’utilizzo dei DPI;

- Fornire una panoramica sullo stato di salute dei lavoratori;

- Riferire se le eventuali limitazioni o prescrizioni sono state rispettate dall’azienda.

Il verbale è dunque il documento che attesta e certifica che il sopralluogo è stato effettuato, al fine di adempiere correttamente alla normativa di Legge.

Il Sopralluogo del Medico Competente è dunque un’attività fondamentale per quanto riguarda la sicurezza e la salute dell’ambiente di lavoro, in questo modo, come sopracitato, le eventuali criticità o rischi vengono evidenziati e corretti, prendendo adeguati provvedimenti, limitando così l’insorgere di problematiche quali infortuni e malattie professionali.

Centro Medico Brianteo mette a disposizione Medici Competenti professionisti che vi garantiranno una corretta ed approfondita Sorveglianza Sanitaria, effettuando il Sopralluogo dell’ambiente di lavoro, inserendolo all’interno della Valutazione dei Rischi e svolgendo i controlli periodici stabiliti.

[ a cura di Simone Pironti ]  

envelopephone-handsetcrossmenu